Archive for the ‘biologia’ Category

Il fascino discreto della galleria

Solo biglietti di galleria.

Di solito questa frase mi fa pensare a uno spettacolo che in fondo non mi godrò appieno.

Un po’ per colpa della mia miopia, un po’ per la sensazione che attanaglia tutti noi “animali da sottopalco” appena si realizza la prospettiva di non essere nel miglior posto possibile per assistere a un concerto. Quella frase, insomma, suona come una mezza condanna: non comprerò il biglietto, se proprio non posso farne a meno.

Ma nella vita, si sa, è tutto molto relativo. Figurarsi nel variopinto mondo del corteggiamento animale.

Gli esemplari maschi dell’uccello del paradiso sono rinomati per il loro caratteristico rituale di corteggiamento, una vera e propria danza che li trasforma in leggiadri étoile delle foreste pluvialiAlmeno alla nostra vista.

Se osserviamo durante il corteggiamento un maschio, questo si presenterà come un abile ballerino, ma come apparirà la sua esibizione agli occhi dell’unico pubblico cui questo spettacolo è diretto (cioè le femmine)?

Questo video rivela per la prima volta quella che potrebbe essere la visione delle femmine dell’uccello del paradiso, che normalmente assistono al rituale danzante dall’alto, poste su un ramo o comunque in una posizione elevata rispetto ai maschi ballerini e al loro “palcoscenico”.

Dalla galleria insomma.

Ecco cosa vedono. E considerati i risultati (in termini di successo riproduttivo dei maschi), forse la galleria non è un posto così male per assistere a certi spettacoli.

http://www.newscientist.com/blogs/nstv/2013/02/ballerina-bird-video-reveals-two-shape-shifting-views.html

#Occupy_the_shell

Tranquilli, non è un post di protesta contro una multinazionale petrolifera. Si parla di occupazioni per niente pacifiche di case. Case di paguri però.

Il paguro terrestre Coenobita compressus vive all’interno di un guscio di lumaca scartato lungo la costa del Pacifico dal Messico al Perù

Uno studio pubblicato su numero di questo mese di Current Biology descrive come una specie di paguro solitamente solitaria, Coenobita compressus,utilizza la socializzazione con i suoi simili per una causa molto poco sociale: occupare la casa altrui.

Normalmente i paguri terrestri occupano gusci abbandonati di lumaca o piccole conchiglie e le trasformano in vere “case à-porter”. Una volta scelta l’adeguata copertura, i paguri sono in grado di svuotare e rimodellare i gusci, fino a raddoppiarne addirittura il volume interno. Un notevole vantaggio sia per crescere (e avere più spazio per le uova) sia per avere un peso più leggero da trasportare in giro.

I granchi terrestri della specie Coenobita compressus, se vincolati dalla mancanza di adeguate e comode coperture da portarsi in giro come nuova dimora, espropriano le case “ristrutturate” degli altri.

un guscio di lumaca pre e post ristrutturazione per opera di un paguro

Il comportamento insolito di questo animale è stato segnalato da Mark Laindre, biologo dell’Università di Berkley in California.

Quando tre o più granchi eremiti terrestri si riuniscono, rapidamente attirano decine di altri simili a caccia di  questa insolita pratica di “upgrade domestico”. Di norma, si dispongono in una formazione chiamata linea conga, ovvero dal più piccolo al più grande, e una volta che un granchio, sfortunato, subisce un attacco ed è costretto a cedere la sua dimora, come una reazione a catena ogni granchio tenta di prendere possesso del guscio più grande che si ritrova davanti, scacciando il legittimo proprietario.

Questo perché i gusci di lumaca vuoti sulla terraferma (rispetto ai gusci ritrovabili in mare) sono abbastanza rari, per cui la miglior speranza di trasferirsi in una nuova casa (tra l’altro più ampia e ristrutturata) è rappresentata proprio da questa forma di occupazione forzata.

“Quello che viene tirato fuori dal suo guscio è spesso lasciato con la conchiglia più piccola, che spesso non è nemmeno in grado di contenerlo” dice Laidre, “rischiando così di essere mangiato da qualche predatore”.

Occupy the shell!

Per i paguri, quindi, la socialità ha forti implicazioni nella sopravvivenza e nelle strategie antipredatorie”. Laidre dice che questo comportamento insolito dei granchi “è un raro esempio di come l’evoluzione ha agito in una nicchia specializzata per i paguri (in questo caso l’ambiente terrestre rispetto al mare) e ha portato a un inatteso sottoprodotto: la socializzazione in un animale tipicamente solitario.

Il biologo evoluzionista Geerat J. Vermeij, in un commento sulla stessa rivista, scrive: “non importa come esattamente questi solitari inquilini modifichino i loro gusci. Loro esemplificano un’importante, quanto ovvia, verità evolutiva: gli esseri viventi modificano e rimodellano l’ambiente circostante per tutta la loro vita”. Per decenni, Vermeij ha studiato come il comportamento degli animali influisce anche sulla loro evoluzione – un processo con cui gli ecologi definiscono una “costruzione di nicchia”, apparentemente in contrasto con la ben nota idea darwiniana che l’ambiente influisce sull’evoluzione di una specie attraverso la selezione naturale.

“Gli organismi non sono solo pedine passive sottoposte ai capricci selettivi di nemici e alleati, ma partecipanti attivi nella creazione e nella modifica del loro “interno”, così come delle loro condizioni esterne di vita”, ha concluso Vermeij.

 

 

Credit: Mark Laidre, UC Berkeley

Fonte: Eurekalert

 

“I’m Mr Hyena. I solve problems”

Si faccia avanti chi, almeno una volta, non ha infilato tra le righe del proprio curriculum la voce “grande attitudine al problem solving”.
Ecco, da oggi abbiamo la prova che noi umani non siamo i soli a poterci vantare di tanta ricercata capacità.

Uno studio pubblicato su la rivista Proceeding of Royal Society e condotto da Sarah Benson-Amram e Kay E. Holekamp, zoologhe della Michigan State University, ha dimostrato (per la prima volta) che anche una specie diversa dall’uomo, la iena maculata (Crocuta crocuta), è capace di trovare delle soluzioni alternative davanti a un problema da risolvere.

L’esperimento è stato molto semplice. Una gabbia chiusa e un’appetitosa ricompensa al suo interno.


I risultati hanno mostrato come gli esemplari che si sono posti di fronte al problema da risolvere  con un atteggiamento esplorativo sono riusciti a portare a casa il lauto boccone.

Anche se non sono state riscontrate sostanziali differenze di “successo” tra esemplari adulti o giovani, questi ultimi si sono mostrati più creativi, variando le tecniche con cui tentavano di aprire la gabbia e, mediamente,  meno spaventati degli adulti davanti la novità di una “sfida” mai provata.

La creatività, quindi, come chiave del problem solving.

Dubito, però, che qualcuna di quelle giovani iene sogni di diventare un lupo da grande.

Sniff & Sex

L’appetito vien mangiando. Il famoso detto potrebbe avere un nuovo significato “hot”. Almeno per la Drosophila, l’insetto più studiato di sempre.

Uno studio pubblicato su Nature da alcuni ricercatori del Center for Integrative Genomics di Losanna e del MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge descrive come  il complesso rito del corteggiamento da parte dei maschi di Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta, è attivato in presenza di specifici aromi presenti nella frutta. Gli autori hanno osservato come questi odori influenzano il comportamento riproduttivo e in particolare il corteggiamento. Il mating viene intensificato alla presenza del “profumo” di acido fenilacetico e fenilacetaldeide, molecole presenti nella frutta e in altri tessuti vegetali che i moscerini utilizzano sia come cibo, sia come luogo dove deporre le uova.

Queste sostanze agiscono sul recettore olfattivo IR84a situato sulle antenne dei moscerini maschi (non agisce invece sulle femmine) attivando un circuito neuronale che porta all’intensificarsi dell’eccitazione del moscerino maschio. Un vero e proprio afrodisiaco.

I meccanismi di attrazione sessuale conosciuti fino ad oggi si basano sul rilascio di feromoni, sostanze chimiche liberate nell’ambiente dagli animali che aiutano a comunicare con potenziali partner riproduttivi e incentivano il corteggiamento. Questo studio rivela un meccanismo alternativo, insolito, ma comunque efficace. Il vantaggio non è solo in termini stretti di riproduzione, ma è evidente anche in termini evolutivi, ossia per lo sviluppo della prole.

Dove c’è cibo (e “profumi” giusti), c’è riproduzione. Dove c’è riproduzione c’è prole (tante larve). Dove c’è prole da sfamare e cibo in abbondanza, c’è sviluppo. Esponenziale se senza predatori in giro. Un piccolo successo evolutivo per un piccolo insetto.

Ricordiamo che tutta la fase di accoppiamento in Drosophila può durare fino a un massimo di 12 ore.

Altro che 9 settimane e ½.

Si ringrazia Francesca Gatti per la preziosa collaborazione. 

http://www.diariodelweb.it/Comunicato/SciTech/?d=20111023&id=221584
http://www.scienze-naturali.it/ambiente-natura/entomologia/gli-aromi-fruttati-un-afrodisiaco-per-le-mosche
http://www.focus.it/scienza/sessualita/Sesso_ferormoni_e_mistificazioni_C12.aspx

Non sono stato io: gli anfibi tra cambiamenti climatici e nuove pandemie

Gli anfibi sembrano destinati all’estinzione. Uno studio pubblicato su Nature che ha analizzato la distribuzione nel mondo di questi animali, evidenzia come a causa di pandemie, riscaldamento globale e distruzione degli habitat si osservi una sostanziale diminuzione delle popolazioni. Circa il 37% delle specie sono già classificate come a rischio estinzione. Ma entro il 2080, come spiegano gli ecologi Christian Hof, Miguel B.Araujo e Carsten Rahbek del Center of Macroecology, Evolution and Climate dell’Università di Copenhagen, la situazione potrebbe peggiorare. Secondo gli scienziati danesi, i dati sullo stato di conservazione delle specie sono tutt’oggi approssimativi e il futuro declino del numero di anfibi potrebbe essere più grave di quanto previsto. Sono stati osservati fenomeni di riduzione in alcune popolazioni anche in aree relativamente incontaminate, lontane dalle influenze antropiche sugli habitat e dai contaminanti ambientali. La colpa, per una volta, dunque non è tutta dell’uomo. Tra le cause principali di questa progressiva scomparsa degli anfibi, ad esempio, è la chitridiomicosi, una malattia provocata da un fungo che colpisce, con conseguenze letali, la pelle di rane, salamandre e altri anfibi. Gli studi del team guidato da Hof si sono concentrati sulle relazioni complesse che esistono tra l’evoluzione della malattia e i possibili contesti climatici futuri. Uno studio molto articolato che analizza dati demografici incrociandoli con misurazioni ambientali e simulazioni di scenari climatici modellizzati.
Questo tipo di ricerche rappresenta un passo importante verso la comprensione dei livelli di minaccia globale degli anfibi e un esempio da seguire anche per altre classi di animali.

La locandina del 4° Save the frogs day! 

http://www.savethefrogs.com/

SAVE THE FROGS! is America’s first and only public charity dedicated to protecting the world’s amphibians.

Abat-jour degli abissi

Le strategie che gli animali sfruttano per sfuggire alla vista di un predatore a volte sembrano dei veri e propri superpoteri. In uno “shoot” pubblicato su Sciencemag.org viene descritto un esempio di mimetismo eccezionale in due specie di cefalopodi, il polpo Japetella heathi e il calamaro Onychoteuthis banksii. Queste due specie oceaniche mesopelagiche (che vivono cioè ad una profondità di circa 600-1000 metri) normalmente sono trasparenti e così provano a sfuggire, nella poca luce che penetra, alla vista dei predatori. All’aumentare della profondità, però, anche i cacciatori si “armano” : gli attacchi possono infatti venire da predatori bioluminescenti capaci di emettere luce per attirare prede o semplicemente per localizzarle (date un occhio qui). Come fare a sfuggire alle “torce” di queste creature abissali?

Uno studio apparso su Current Biology fa luce (è proprio il caso di dirlo) su come questi calamari e polpi cambiano la loro livrea dal trasparente al rosso. In questo modo il riflesso della luce prodotta da bioluminescenza (luce blu) risulta  impercettibile e quindi sfugge alla vista dei predatori “con torcia”.

Mi è venuta in mente una scena indimenticabile di un film: immaginate se davvero Marcello Mastroianni  in Ieri oggi e domani  fosse riuscito ad accendere “L’abat-jour che diffonde la luce blu” che tanto lo faceva fantasticare. Magari si sarebbe perso lo spogliarello più bello della storia del cinema.

 http://news.sciencemag.org/sciencenow/2011/11/scienceshot-blue-light-turns-an.html?ref=hp 

Per chi, come me, si è fatto incuriosire dal fenomeno della bioluminescenza consiglio la visione di questo talk di Edith Widder, una esperta di biolominescenza. 

nella foto (sull’articolo di Sciencemag.org) il polpo Japetella heati. Credit: Sarah Zylinski/Duke University

Muto come un Piranha

La vita sott’acqua non deve essere una cosa semplice. Nemmeno se hai la fama di essere un duro. Nell’era della comunicazione (qui su fuor d’acqua) cade il falso mito del “muto come un pesce“.
I pesci parlano, eccome, anzi a dirla tutta pare che siano capaci di minacciare!
Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental Biology  ha esaminato i versi che gli individui di un gruppo di piranha rossi (Pygocentrus nattereri, una delle poche specie di piraña pericolose anche per l’uomo) emettevano quando venivano estratti dalle vasche di osservazione. Dallo studio è emerso che i diversi e bizzarri suoni risultavano collegati ad atteggiamenti e comportamenti poi riscontrabili in vasca. E’ bastato quindi un microfono subacqueo e una videocamera per dimostrare che a specifici “grugniti o versacci” seguivano altrettanti comportamenti aggressivi ben definiti.

video: http://video.nationalgeographic.com/video/player/swf/ngplayer_syndicated.swf

I coraggiosi autori Sandie Millot, Pierre Vandewalle and Eric Parmentier dell’Université de Liège (Belgio) si sono accorti di avere tra le mani (opportunamente salvate!) un campo di studio praticamente inesplorato. “In principio abbiamo pensato che ci fosse un solo suono” spiega Parmentier, “ma poi è emerso che i piranha ne producono almeno due: un suono come il battere di un tamburo quando c’è competizione per il cibo e circondano un avversario, ed un suono più morbido ‘gracchiante’ prodotto dalle loro mascelle quando stanno per sferrare l’attacco”.
Il passo successivo è stato poi scoprire che tali suoni sono prodotti grazie a contrazioni dei muscoli intorno alla vescica natatoria, che quindi ha una funzione, in questo caso, di cassa amplificante.
I prossimi studi saranno rivolti all’individuazione di altri suoni e vocalizzi registrati direttamente in natura, magari quelli impiegati nel corteggiamento (se ce ne sono) o legati ad altri comportamenti.

Chissà se mai un giorno verrà girato un film sui canti d’amore dei piranha. Disney.


http://jeb.biologists.org/content/214/21/i.1

http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/10/13/news/perch_abbaiano_i_piraa_-567592/ (il video è tratto dall’articolo sopracitato)

Primi passi

Saranno le prime nuvole all’orizzonte e questi strani echi di trantran quotidiano in avvicinamento (mi sembra di sentire il rumore in lontananza di una metropoli nell’ora di punta) ma questo settembre arriva carico di intenti. Un vero inizio, di quelli dove non si sa dove andare, cosa fare, a chi rivolgersi per un’indicazione. La storia dell’evoluzione ci insegna che ogni cambiamento di “percorso” genera una nuova via, a volte fortunata,  a volte meno:  questi nuovi rami dell’albero evolutivo si generano da germogli casuali (sia ben chiaro, il caso di cui parlo è fatto di mutazioni a livello genetico e di nessuna mano divina) che piano piano intraprendono una nuova strada sotto la spinta della selezione naturale (e sessuale aggiungerei). Ma stavolta mi sono dilungato troppo nel mio “passo” introduttivo. Il passo di cui voglio parlarvi invece è quello, più breve e sicuramente più interessante del mio, dell’ Alticus saliens, un blennide che vive in Micronesia. La particolarità di questo pesce è la sua capacità di camminare fuori dall’acqua: a piccoli balzi si sposta sulle coste rocciose. Recentemente studi sul comportamento di diversi esemplari hanno dimostrato che questi momenti “terrestri” rappresentano fasi importanti del ciclo vitale di questa specie: all’asciutto infatti compiono comportamenti sociali e corteggiamenti. Ma come spiega il dott. Terry Ord, ecologo dell’evoluzione alla University of New South Wales in Australia e studioso dei blennidi, “questi respirano attraverso le branchie ma anche in parte attraverso la pelle e quindi soffocherebbero se rimanessero completamente all’asciutto”.
Dopotutto sono sempre dei pesci….fuor d’acqua!


http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/09/02/foto/pesce_che_cammina_fuori_dall_acqua-496275/1/ 

http://en.wikipedia.org/wiki/Alticus_saliens

articolo correlato NG “pesci con le mani”: http://www.nationalgeographic.it/natura/2010/05/27/foto/pesci_con_le_mani-30059/index.html

do the evolution 😉 http://www.youtube.com/watch?v=aDaOgu2CQtI&ob=av2e

A ciascuno il suono

Vi siete mai chiesti quali sono gli animali più rumorosi del mondo?  A chiunque verrebbe in mente sicuramente il barrito di un elefante (117 decibel), il canto delle megattere (188 dB), o magari un imponente ruggito di leone che può essere sentito fino a diversi km di distanza. Esempi molto più vicini alla nostra vita quotidiana ci ricordano le notti insonni al frinire di cicale (circa 100 decibel) o risvegli alle prime luci dell’alba (come quello che ha ispirato questo articolo) grazie al vivace cinguettio di numerose specie di uccelli (quanti decibel saranno serviti per destarmi?).
La lunga classifica delle specie più rumorose nelle loro categorie vede sul gradino del podio più basso, in rapporto tra grandezza del performer e potenza del suono emesso,  una rana:

Co-quì Frog

La cosiddetta Co-quì frog (genere Eleutherodactylus) comune in diversi paesi del centro e sud America è capace di emettere il suo richiamo caratteristico,  il “co-qui” che le da il nome, a 100 dB.
Più o meno un tosaerba da stagno (ascolta qui ).

Oil Bird

Al secondo posto troviamo un uccello molto caratteristico, ritrovato negli stati più a nord del Sudamerica, il cosiddetto “Uccello dell’olio” o “Guácharo” (Steatornis caripensis).  E’ un animale notturno che vive in caverne e grotte e usa la ecolocalizzazione per i suoi spostamenti (come i pipistrelli), ma la sua peculiarità è la capacità di emettere un fortissimo suono stridente che supera i 100 dB che agevola il riconoscimento nei siti di nidificazione. Avete presente una moderna tennista al servizio?

Al primo posto per rumore prodotto in relazione alla taglia c’è un piccolo insetto acquatico, Micronecta sholtzi conosciuto anche come “Barcaiolo”. Il suono prodotto da questa specie grande poco meno di un chicco di riso arriva a sfiorare i 100 dB (99,2 dB) ed è prodotto con una porzione di corpo (l’organo copulatore dei maschi per l’esattezza) di appena 50 micrometri di diametro che sfrega contro l’addome. I suoni vengono emessi nel periodo del corteggiamento.   Piccoli Jimi Hendrix di fiume. 

http://www.environmentalgraffiti.com/news-three-loudest-animals-world

Stand up for your …ice!

 

http://www.happyblog.it/post/7243/il-mistero-dei-fenicotteri

il mistero dei fenicotteri

Breve ritorno sul tema: vi siete mai chiesti come mai i fenicotteri sono spesso raffigurati in piedi su una sola zampa?  E’ un “comportamento naturale” questa è la risposta che la maggior parte degli interessati (non molti ovviamente) vi darà, e vi spiegheranno anche che così come per altri animali (es. cavallo) rappresenta un modo per riposare, alternare il peso del corpo su un arto e poi sull’altro. Ebbene ciò sembra non essere così assoluto, o quantomeno il beneficio del dubbio spero si insinuerà in voi dopo la lettura di quanto segue.
Matthew Anderson e Sarah Williams sono dei ricercatori della Saint Joseph’s University di Philadelphia e da anni studiano il comportamento animale. Tra  i tanti quello di Phoenicopterus ruber. Finora l’ipotesi maggiormente accreditata per tale comportamento, come detto, era una riduzione della fatica per le zampe, alternatamente lasciate a riposo, e per alcuni autori, anche la possibilità di spiccare il volo più velocemente per un’eventuale presenza di un predatore. Ma ciò non ha convinto i due ricercatori che hanno dimostrato sperimentalmente che l’energia impiegata e i tempi di fuga, per tali ipotesi, risultavano maggiori rispetto gli esemplari che poggiavano ben saldi su 2 zampe (mai dire ovvio…); così hanno ipotizzato una nuova e diversa spiegazione, basata sempre sulle numerose osservazioni:  la termoregolazione.  La maggior parte del tempo passata su una sola zampa per i fenicotteri è spesa mentre sono in acqua, nelle pozze dove si cibano e sostano lungo i loro spostamenti. Quindi molto probabilmente avere in una fredda pozza d’acqua una sola zampa al posto di due aiuta gli animali a disperdere meno calore. Ad avvalorare questa tesi c’è anche il fatto che gli uccelli non hanno mai dimostrato una preferenza per una o l’altra zampa su cui stare e che condizioni di vento di certo non agevolerebbero l’equilibrio utile per un’eventuale fuga dalla posizione monopodale; inoltre il “passo” avverrebbe proprio quando la temperatura di una zampa comincia ad  essere troppo bassa e rischiosa per la circolazione, insomma una crioterapia naturale (chiedete ai rugbysti dei benefici di una coraggiosa “ghiacciata” dopo una partita).

intanto godetevi questo piccolo e i suoi goffi tentativi
http://news.bbc.co.uk/earth/hi/earth_news/newsid_8197000/8197932.stm
la vignetta: http://www.happyblog.it/post/7243/il-mistero-dei-fenicotteri